Trani in 3D: Quando la Realtà Virtuale diventa un ponte tra Storia e Didattica Innovativa
Sabato 20 giugno, l’Auditorium del plesso “Giustina Rocca” di Trani è diventato il palcoscenico di un suggestivo ponte tra passato e futuro digitale. In occasione dell’evento conclusivo del progetto “Educazione alla Cittadinanza Attiva”, studenti e docenti hanno finalmente svelato al pubblico la ricostruzione tridimensionale della Chiesa di Santa Lucia. Non una semplice presentazione, ma la restituzione virtuale alla cittadinanza di un bene storico prezioso, rinato tra i pixel grazie a un meticoloso lavoro di modellazione 3D che ha trasformato la ricerca storica in una straordinaria esperienza di innovazione tecnologica.
Cosa succede quando l’aula scolastica si dilata oltre le proprie mura fisiche per abbracciare il patrimonio architettonico cittadino? La risposta è visibile in OpenSim, dove gli studenti dell’I.C. “Rocca-Bovio-Palumbo-D’Annunzio” di Trani hanno dato vita a un esperimento di Service Learning che trasforma la tecnologia da semplice strumento a vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva.
Al centro di questa operazione di “archeologia digitale” si trova la Chiesa di Santa Lucia, incastonata nel maestoso Palazzo Gadaleta. Un luogo spesso inaccessibile, la cui bellezza è stata riportata alla luce non attraverso un restauro murario, ma tramite un rigoroso processo di modellazione 3D che ha richiesto, anzitutto, una profonda immersione nella storia locale.
La Didattica dell’Immersione: Oltre il Libro di Testo
Il progetto, sotto la guida della Prof.ssa Fabiola Diana e dei Proff. Giovanni Antonio Spadavecchia e Francesco Biancolillo, ha ribaltato i paradigmi tradizionali dell’apprendimento. Gli alunni non sono stati meri fruitori di nozioni, ma “costruttori” di conoscenza.
L’uso della grafica 3D in OpenSim ha imposto agli studenti una sfida di problem solving complessa:
La decodifica spaziale: Interpretare planimetrie e documenti storici per tradurli in volumi tridimensionali ha permesso di sviluppare una comprensione architettonica impossibile da raggiungere con la sola teoria.
L’analisi dei dettagli: Ricostruire gli interni – le navate, gli altari, le vetrate – ha costretto i ragazzi a una cura quasi certosina per le proporzioni e le proporzioni storiche, educandoli all’osservazione critica del monumento.
L’apprendimento cooperativo: In ambiente virtuale, la costruzione è un atto collettivo. La necessità di coordinarsi per “edificare” una parte del quartiere ha trasformato il gruppo classe in un cantiere di idee dove le competenze digitali si sono fuse con quelle relazionali.
Santa Lucia: Memoria che torna visibile
Grazie alla ricostruzione virtuale, la chiesa torna a essere un punto di riferimento visibile per la comunità. Gli studenti hanno operato una vera e propria “restituzione”: hanno colmato un vuoto informativo che gravava su Palazzo Gadaleta, rendendo fruibile a tutti uno spazio che, nel mondo fisico, vive oggi in uno stato di chiusura.
Questa iniziativa, promossa nell’ambito di Agenda Sud, dimostra che la scuola può (e deve) farsi custode del territorio. Non si tratta solo di “disegnare” edifici al computer, ma di riappropriarsi di una identità storica. Attraverso gli avatar e i software di modellazione, i ragazzi di Trani hanno dimostrato che il futuro del nostro patrimonio storico passa inevitabilmente per una consapevolezza tecnologica che non aliena, ma al contrario, riconnette l’individuo alle proprie radici.
I visitatori della mostra finale non troveranno solo immagini di una chiesa ricostruita, ma il risultato di un percorso dove il Service Learning si è fatto carne (digitale), trasformando lo studio della storia in un atto di protezione attiva della memoria collettiva.
0